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La fine del diavolo 435


Per iscorgere i sintomi del suo morire basta guardarsi d’attorno. Che cosa è ora l’opera sua a riscontro di quella d’altri tempi? Dove sono le spaventose sue apparizioni, le insidie perpetue, le offese d’ogni maniera, le meraviglie paurose? dove sono le formidabili milizie con cui egli di nottetempo attraversava pianure e foreste, o trasvolava per l’aria? dove i neri cavalli su cui rapiva gli uomini scellerati? dove gl’incendii suscitati da lui, le procelle scatenate da lui, le malattie devastatrici da lui cagionate? La Chiesa stessa, la quale non può concedere che il diavolo muoja, deve pur riconoscere ch’egli va assai più rattenuto di prima, e ha cessato di far molte cose che prima faceva.

E negli animi il pensiero, il sospetto e la paura di lui sono venuti sempre più mancando, non solo tra le persone colte, ma ancora tra il volgo; non solo nelle città, dove è più sollecito il rinnovamento delle idee e dei costumi, ma ancora nei campi, dove persiston più a lungo le antiche credenze e le consuetudini antiche. Il nome di lui ricorre frequente nel linguaggio famigliare, in proverbii, apostrofi e maniere di dire; ma