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La visione di Tundalo 323

fumo. Un’infinita moltitudine di anime e innumerevoli demonii salgono dentro quella colonna a guisa di faville, poi ricadon nel baratro. Ivi, nella più remota e spaventosa profondità dell’abisso, stassi il principe delle tenebre, steso e legato sopra una enorme graticola di ferro, e assiepato di demonii, che attizzano sotto a quella, e avvivano coi mantici, i carboni crepitanti. Esso è di smisurata grandezza, negro come le penne del corvo, e mille mani, armate di ferrei artigli, agita nelle tenebre, e divincola una lunghissima coda, tutta aspra di dardi acutissimi. Freme e si torce l’orribile mostro, e furiando di dolore e di rabbia, avventa quelle mille sue mani per l’aria tenebrosa, tutta impregnata di anime, e quante ne coglie tante si spreme nell’arsa bocca, come di un grappolo d’uva fa il villano assetato; poi, sospirando, le soffia fuori e le sparpaglia, e quando riprende il fiato, tutte a sè le ritrae novamente. Così sono puniti coloro che non isperarono nella misericordia di Dio, o in Dio non credettero, e così pure gli altri peccatori tutti, i quali, sostenuti alcun tempo gli altri tormenti, sono