Pagina:Il Sofista e l'Uomo politico.djvu/171

160 Il sofista.

[237]a esser colto in contraddizione, caro Teetèto, e difficile 〈trovare〉.

Teet. E perchè?

For. Perchè questo discorso ha avuto il coraggio di ammettere che ci sia ciò che non è. Il falso infatti in nessun altro modo ci sarebbe potuto risultare esistente1. Ma quel grande Parmenide, o figlio, a noi ancora fanciulli dal principio alla fine attestava questo, in prosa dicendolo in ogni occasione o anche in verso:

Poichè che siavi ciò che non è, mai nessuno t’illuda;
Ma tu da questa via di ricerche trattieni il pensiero.

[B]Questo da lui dunque è attestato, e il ragionamento stesso sopra ogni cosa lo potrebbe mostrare, per poco che fosse messo alla prova. E consideriamo appunto prima questa questione, se a te non fa difficoltà.


    il καί davanti a τοῦτο, come proponeva il Madvig (l. c.), la sintassi pare correr più facile, ma non è nè necessaria nè utile. Il Campbell costruisce: χαλεπὸν (γνῶναι o λέγειν) ὅπως εἰπόντα χρὴ λέγειν ἢ δοξάζειν ὄντως εἶναι, καὶ τοῦτο φθεγξάμενον ἐναντιολογίᾳ μὴ συνέχεσθαι. S’intende che εἰπόντα è soggetto di λέγειν e anticipa φθεγξάμενον, e la perittologia ὅπ. χρὴ εἰπ. λ. si può render col nostro come possa fare a dire…… e, dicendo questo, a non contraddirsi ecc. L’Heindorf e l’Apelt fanno la cosa molto più complicata e pressochè inintelligibile.

  1. Ritenuto che il falso sia ciò che non è, solo ad ammettere che ciò che non è sia, si può affermare che il falso sia.