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I dialoghi dialettici. 5

con queste parole: “Ed ora io devo andare al Portico del Re per l’accusa che Meleto mi ha dato: domattina per tempo, o Teodoro, troviamoci di nuovo qui„. Per che fare, non si dice. Ed effettivamente li troviamo insieme l’indomani nel Sofista, ma con gli altri viene un nuovo personaggio, il Forestiero di Elea, dal quale Socrate dice desiderar di sapere, che concetto abbiano al suo paese del sofista, dell’uomo politico e del filosofo; e il forestiero, per così dire, monta in cattedra, e, lasciando Socrate del tutto da parte, definisce i due primi, l’uno di seguito all’altro, nei due dialoghi che da essi rispettivamente prendono il nome: quanto poi al filosofo, di che avrebbe dovuto trattare il terzo dialogo, o questo è andato perduto, o non fu composto: perchè si deva accettare la seconda conclusione, vedremo più oltre.

2. Dal modo di concepire e di scrivere del Teeteto non si passa a quello del Sofista e del Politico dall’oggi al domani: è perciò assolutamente necessario ammettere tra esso e questi dialoghi un lungo intervallo di tempo. Le ricerche stilistiche concordano con questa asserzione. Ma il Sofista è il primo dialogo dell’ultima maniera di Platone, e come tale non può esser collocato più tardi del suo terzo viaggio in Sicilia o giù di lì1. E il Teeteto? Vi si parla di una battaglia presso Corinto, e un fatto d’armi appunto fu ivi combattuto circa il 394, un altro circa il 368: a quale allude? Non al più tardo: prima perchè Teeteto è rappresentato come ancora un giovane di belle speranze, e nel 368 non avrebbe dovuto essere lontano dai cinquanta; e poi perchè, a lasciare tra il fatto e il dialogo il tempo materiale di scriverlo, ci si accosterebbe troppo alla data del Sofista. Contro alla battaglia più antica, viceversa, si suole opporre che si risalirebbe troppo indietro2; ma io non capisco



  1. Per maggiori particolari veggasi il cap. V di questi Prolegomeni.
  2. O forse anzi troppo poco; se si ammettesse la tesi di A. Goedeckemeyer, in “Archiv für Gesch. der