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Il Sofista. 121

nessuno come domestico, sia che qualche altro sia per te domestico e l’uomo selvatico, sia che viceversa tu ritenga domestico l’uomo, ma che di uomini non creda si dia alcuna caccia. Di queste cose quella che t’è più caro che si affermi, fa di determinarcela.

[C]Teet. Ma noi, o forestiero, io credo che siamo animali domestici, e affermo che c’è una caccia degli uomini.

For. Doppia pertanto diremo che è anche la caccia dei domestici.

Teet. In che senso lo diremo?

For. La pirateria e la tratta degli schiavi e la tirannia e il complesso dell’arte della guerra, tutta questa roba come una cosa sola definendola caccia violenta.

Teet. Benissimo.

For. E l’arte dell’avvocato e quella del concionatore e quella del conversare, di nuovo come un tutto unico la chiameremo, per esempio, arte [D]persuasiva.

Teet. Giustissimo.

For. Di quest’arte persuasiva facciamone ora due specie.



    l’Eutidemo è una vanteria da ciarlatano, qui è uno scherzo cortese. Teeteto era rimasto sorpreso a sentir che l’uomo fosse un animale domestico di cui si potesse andare a caccia; e il Forestiero: “non ti pare che sia domestico? allora sarà selvatico„. Così avremmo detto noi, e forse anche Platone nello stile diffuso della prima maniera: volendo stringere e conglobare in un periodo tutte le obiezioni possibili la naturalezza ne patì: la commedia non soffre contorsioni.

Fraccaroli, Il Sofista. 11