Pagina:Il Santo.djvu/161


a fronte 149

mostrandomi sensuale, egoista, debole, falso. Iddio mi richiamò colla voce dei miei morti, di mio padre e di mia madre. Mi allontanai allora dalla donna che mi amava, ma senza vigore di volontà, ondeggiando nel mio cuore fra il bene e il male. In breve ritornai a lei, tutto ardente di peccato, conoscendo di perdermi e risoluto a perdermi. Non vi era più un atomo di volontà buona nell’anima mia quando una mano morente, cara, santa, mi afferrò e mi salvò.»

«Guardatemi bene» disse allora l’Abate senza farlo alzare. «Avete mai fatto sapere a nessuno ch’eravate qui?»

«A nessuno. Mai.»

L’Abate rispose secco:

«Non vi credo.»

Benedetto non battè ciglio.

«Voi sapete» ripigliò l’Abate «perchè non vi credo.»

«Lo suppongo» rispose Benedetto piegando il viso. «Peccatum meum contra me est semper

«Alzatevi!» comandò l’inflessibile Abate. «Io vi caccio dal monastero. Ora vi recherete a salutare don Clemente nella sua cella e poi partirete per non ritornare mai più. Avete inteso?»

Benedetto assentì del capo, ed era per piegare il ginocchio all’omaggio di rito quando l’Abate lo trattenne con un gesto.