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134 capitolo quarto

parole, nel fare, nel viso di sua cognata, Giovanni sentiva qualchecosa di poco chiaro, di poco naturale. Maria s’informò della notte. Come l’aveva passata la signora Dessalle? Inquieta? Ma di quale inquietudine?

«È stata inquieta! Che vi debbo dire?» fece Noemi, un po’ seccata. E si accostò alla finestra aperta come per spiare le intenzioni delle nuvole. Giovanni fece un passo verso di lei, risoluto di venire a capo delle sue reticenze. Ella lo presentì e si affrettò ad un rifugio, a chiedergli il suo pronostico del tempo.

Il cielo era tutto coperto, grandi nuvole basse traboccavano dai dorsi di Monte Calvo sopra i Cappuccini e la Rocca. L’aria era tepida, il fragore dell’Aniene, forte. Giù in basso il curvo nastro della strada di Subiaco traspariva fosco di mota fra i fogliami degli ulivi. Giovanni rispose:

«Pioggia.»

Noemi domandò subito quanta strada ci fosse dal villino ai Conventi. A Santa Scolastica venti minuti. Perchè lo domandava? Udito che Jeanne intendeva andarvi con Noemi quella mattina stessa, Maria protestò. Con un tempo simile? L’ultimo tratto bisognava farlo a piedi. Non potevano aspettare, rimandare a domani, a dopo domani?

«Quando te l’ha detto?» chiese Giovanni, quasi brusco.