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NOVELLA XXII.




ARGOMENTO.


Una donna trapanese s’innamora di un moro, e da lui si fa carnalmente conoscere: ruba il marito, e col moro, e una turca fuggono in Barbaria. Il marito per vendicarsi va travestito, ammazza il moro e la moglie, e con la turca se ne ritorna a Trapani, e sposala per moglie, e con lei gode gran tempo felicemente.


AL MAGNIFICO SIGNORE GALEAZZO SANSEVERINO.1


ESORDIO.


Non bastando a tanto lavoro la mia stanca e non sazia penna descrivendo raccontare le più mostruose che umane operationi del pravo e vilissimo femineo sesso, di lasciare intendo quello che intrinsecamente ho dai teneri anni cognosciuto, e con la presente senectù cognosco de’fatti loro; nondimeno per pur fornire il cominciato camino non resterò

  1. Di Galeazzo Sanseverino, non napolitano, ma lombardo, così parla il Porzio lib. 3 cap. 122. «Lodovico Sforza, detto il Moro... con l’aiuto de’veleni cacciò dal mondo Pietro del Verme, che, senza figliuoli, a di molte castella quivi signoreggiava: le quali, come scadute alla camera ducale, concedette a Galeazzo Sanseverino, capitano di somma aspettazione, ed a lui sì confidente che in genero lo tolse.» Egli ebbe in moglie Bianca, figliuola naturale di Lodovico. Con Lodovico fu fatto prigione, e divenne grande scudiere in Francia. Morì a la battaglia di Pavia nel 1525. Fu figliuolo del famoso capitano Roberto Sanseverino, diverso dal Principe di Salerno.