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santo qualche debolezza; trova l’uomo con le sue necessarie contraddizioni, trova il contrasto tra l’animale e il razionale, ed egli lo dipinge, e piace perchè dice il vero che altri non dice, e fa sorridere perchè mostra che in certe cose i più grandi fanno come i più piccoli, e siamo tutti di un modo. Che il novelliere dunqne dipinga lascivie non è a scandalezzarsene, come fanno i santoni che forse ci stanno fitti più a dentro; anzi è necessario che le dipinga, se egli vorrà ritrarre intimamente e compiutamente la natura dell’uomo. E questa necessità, veduta dalla ragione, è confermata dall’uso di tutti i novellieri, tranne quei pochi che scrivono novellette pei fanciulli e per le giovanette. E così s’intende ancora perchè i novellieri dipingono più spesso e con più vivi colori le lascivie dei preti e dei frati, i quali sono predicatori di castità e penitenza ed essi più degli altri si godono la vita, vogliono farsi credere santi e superiori agli uomini e in segreto sono meno che uomini; e però in loro il contrasto è più osservabile, e il ridicolo scoppia più vivo e piacevole. E siccome la lascivia è una parte della vita dell’uomo, non tutto l’uomo, così la dipintura di essa nell’arte non può nè deve essere altro che un mezzo per ritrarre l’uomo anche dal suo lato animalesco. Il lascivo e l’osceno sono mezzi dell’arte, e non fine; e come mezzi sono belli nelle opere degli antichi greci e latini, e nel Decamerone e nel Novellino. Il buon Masuccio non ha per fine la lascività che egli descrive, perchè non se ne compiace nè