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e le leghe tra il Re, il Papa, i Fiorentini, i Veneziani, i Genovesi, il Duca di Milano, ora alleati, ora nemici. Gli Aragonesi non sapevano star cheti, odiati dai soggetti, temuti dai vicini. Non si sa certo se i Veneziani o i Fiorentini, forse gli uni e gli altri per levarsi da dosso il Duca di Calabria che li struggeva con la guerra, istigarono il Turco ad assaltare il Regno. Nel 1480 i Turchi scendono ad Otranto, e vi fanno un eccidio: i nostri vi accorrono, combattono, cadono i più valorosi, il vecchio Conte di Palena, Giulio Acquaviva Duca d’Atri, Marino Caracciolo. Ma fortuna e valore aiutarono il Duca Alfonso che riprese Otranto, e tornò trionfante in Napoli. La mala signoria degli Aragonesi, la superbia dei baroni, e i malvagi pungelli del Papa fecero nascere la Congiura de’ Baroni nel 1485: e Antonello Petrucci ha i figliuoli uccisi, e dopo due anni di prigionia col Conte di Sarno muore sul palco nel 1487; il Principe di Bisignano, il Conte di Melfi, il duca di Tursi ed altri molti baroni sono fatti uccidere in Castelnuovo. Nel 1494 morì Ferrante: nel 95 morì Alfonso; nel 96 Ferrantino; il buon Federico morì esule e tradito in Francia. Chi sa se Masuccio vide tutta la rovina della casa d’Aragona! Ma torniamo al tempo felice, e al Novellino che ce lo rappresenta.

Nel Novellino noi vediamo rappresentata la vita del nostro popolo, le usanze, i costumi, le credenze, e furberie dei religiosi, le lascivie delle donne, le prepotenze dei signori, le astuzie e le beffe dei cit-