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il catilinario 25

gnachè egli avesse con ciascheduno molte cose detto e ordinato, parvegli che fosse utile al fatto di parlare e di confortare tutti insieme. Onde gli ebbe ad un secreto luogo della casa1, traendone ogni altro uomo di mezzo, e parlò in questo modo:


CAPITOLO XV.


Diceria di Catilina a' suoi.


Se la virtù e la fede vostra non fosse stata ben conosciuta da me, non ci sarebbe così caduto in acconcio il nostro fatto, e per niente2 avre’io avuta la grande speranza del signoreggiare; nè non sarei3 sì matto, che per stoltia o per inutile e vano ingegnamento4 andassi cercando le cose che sono in dubbio e incerte in luogo di certe. Ma, perocchè già per gran tempo io v’ho conosciuti forti e fedeli a me, l’animo mio prese ardire di cominciare il grandissimo e nobilissimo fatto, anche però ch’io conosco che li beni e li mali vostri sono quegli medesimi che i miei; e questa è la ferma amistà: quel medesimo volere, e quel medesimo non volere. Or quelle cose, ch’io ho per innanzi pensate, voi tutti le avete singularmente udite e intese. E a me ogni dì s’accende l’animo più quando io considero che vita sarà la nostra, se noi medesimi non procacciamo nostra libertà. Chè, dappoi5 la repubblica venne in signoria e in giuridizione d’alquanti potenti uomini, li re e li tetrarche (a)67 sono stati tributarii a loro; li popoli e le nazioni hanuo pagato loro le colte8; noi tutt’altri buoni e valorosi, nobili e non nobili, semo suti popolazzo senza grazia e senza autorità niente9; soggetti a coloro, li quali, se il comune avesse buono stato, temerebbono noi. Ogni grazia, ogni potenzia, onore, ricchezze, sono appresso loro, ovvero là dove egli vogliono; a noi hanno lasciato li pericoli, li discacciamenti che ci son fatti, le sen-

  1. gli ebbe ad un secreto luogo della casa ) Si noti qui il verbo avere, ch’è adoperato in sentimento di far venire a sè o alla sua presenza; ed è bel modo e riciso di nostra lingua. Nelle Novelle antiche leggiamo: Il re cominciò a ridere, e incontanente ebbe uno della sua famiglia, e mandò a sapere della contenzione di questi due ciechi.
  2. e per niente avre’ io avuta ec.) Per niente, posto avverbialmente, come in questo luogo, vale in vano: ed è stato registrato nel vocabolario con nn altró esempio anche di questo libro.
  3. nè non sarei sì matto ec.) La particella qui sta in luogo di e; di che vedi la nota 1 a pag. 7.
  4. ingegnamento vale astuzia, sagacità, industria; ed oggi non si vuole più adoperare.
  5. dappoi qui sta in luogo di dappoichè, ovvero poichè; ed è taciuto il che per proprietà di nostra lingua. Vedi il Trattato delle particelle, alla part. che.
  6. (cioè i signori delle Provincie).
  7. li re e li tetrarche) Tetrarca vale signore di una quarta parte del regno. Qui il plurale ha l’uscita in e; ma noi crediamo che, dovendosi oggi adoperare questo nome al plurale, se gli debba dare l’uscita i, che hanno tutti i nomi maschili che terminano in a al singolare.
  8. hanno pagato loro le colte) Colta propriamente significa raccolta, colletta; ma si adopera ancora per imposizione, tributo, com’e da intendere in questo luogo.
  9. senza autorità niente) Niente qui sta come adjettivo, e vale nessuno, veruno: ma giardino i giovani a non imitar questo e simiglianti modi; i quali oggi sarebbero affettazione.