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Il Canzoniere 125


LXXI.

In viaggio. Valica l’Appennino. Vede la Toscana, la Romagna, sempre però sospira il Mincio presso il quale dimora la Mencia.
        Madrigale. Esso è conforme al suo nome mandriale e alla sua origine campagnuola; segue cioè i modi consacrati dal Petrarca, il quale, son parole del Dolce, pose sempre in tutti i suoi «o erbe, o acque, o cose che a ville e solitari luoghi si appartengono». Questo qui osserviamo, perchè negli altri madrigali il Bandello non s’attiene a detta regola, del resto nel sec. XVI non più assoluta. Il madrigale è ormai trapassato, già dal trecento, a trattare di varia materia didascalica, politica talvolta, spesso amorosa: gli è propria la forma agile di breve componimento che via via trasformandosi, e assumendo contenuto galante ed eleganza di atteggiamenti, piacerà singolarmente ai virtuosi verseggiatori del settecento.

Cavalco il dorso dell’ombroso e altiero,
     Nubifero Apennin, ch’Italia parte,
     E quinci veggio il bel Toscano Impero,
     Che riga l’Arno, e stagna in qualche parte;
5Quindi poi scorgo il fertile terreno
     Di Romagna coi colli e valli sparte.
     Ma che mi giova, se di doglia pieno
     8Sospiro il Mencio, e ’l viso bel sereno?


V. 1. Cavalco il dorso, si trova a cavaliere dei monti, sui valichi dell’Appennino ricco di selve, d’ombre e di nubi.

V. 2. Ch’Italia parte, emistichio petrarchesco: «Ch’Appennin parte...» (Canz., CXLVI, v. 14).

Vv. 3-5. Quinci da un lato la Toscana, quindi dall’altro la Romagna.

V. 4. L’Arno riga formando in alcuni punti, stagni. Cfr. Dante: «In sul paese che Adige e Po riga», Inf., XVI, 115.