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parte prima 97

dra, che regnò per nove anni, e poi Camasa figliuolo di quest’ultimo, che ne regnò ventidue. Camasa ebbe dodici figliuoli, di cui alcuno stette sul trono, fino a che il governo venne usurpato da un brâhmano chiamato Gambhîraçîla, al quale successe Açôka. Vigatâçôka, nipote di Açôka, e Vîrasena ebbero quindi la sovranità del Magadha. Da questi passò a Nanda, e poi a Mahâpadma suo figliuolo, col quale s’arriva al tempo, in cui il re Kanishka del Kaçmîra tenne un concilio, 400 anni dopo la morte del Buddha, del quale avremo occasione di parlare fra breve.1 Se poi si prendono ad esaminare altre storie o altre leggende, si rileva una lista dei re del Magadha quasi sempre diversa. Così in una leggenda cinese intorno il re Açôka, la lista di questi sovrani è come segue: Bindusâra (Bimbasâra), Ajâtaçatru, Udânabhadra, Munda, Kâkakarnin o Kâkavarnin (altro nome di Kâlâçóka), Sapâla o Sahâlin, Tulakuci, Mahâmandala, Prasenajit, Nanda, Bindusâra, Susîma, Açôka.2

Abbiamo discorso brevemente della storia politica del Magadha, diciamo ora qualcosa intorno alla storia religiosa, per potere infine trarre da questa esposizione una cronologia buddhica che si approssimi alla verità. La storia religiosa sì restringerà per ora a quella dei patriarchi e dei concilii. I Buddhisti del settentrione conservano memoria d’una serie di personaggi venerabili, che possiamo chiamare anche noi Patriarchi, o Padri della Chiesa, come altri li hanno chiamati; i quali, secondo che dice la tradizione, ebbero l’ufficio di trasmettere la dottrina del Buddha, conservandole la sua purezza originale.


  1. Wassiljew, p. 46-47. — Schiefner, Târanâthâ cap. i-xii.
  2. Schiefner, Gesch. des Bud. in Ind. p. 287.