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CAPITOLO XXI. 395

soccorso, apriva non ostante la bocca per gridare; ma vedendo il Nibbio far gli occhiacci del fazzoletto, ritenne il grido, tremò, si storse, fu presa e messa nella bussola. Dopo, c’entrò la vecchia; il Nibbio disse ai due altri manigoldi che andassero dietro, e prese speditamente la salita, per accorrere ai comandi del padrone.

“Chi siete?” domandava con ansietà Lucia al ceffo sconosciuto e deforme: “perchè son con voi? dove sono? dove mi conducete?”

“Da chi vuol farvi del bene,” rispondeva la vecchia, “da un gran... Fortunati quelli a cui vuol far del bene! Buon per voi, buon per voi. Non abbiate paura, state allegra, chè m’ha comandato di farvi coraggio. Glielo direte, eh? che v’ho fatto coraggio?”

“Chi è? perchè? che vuol da me? Io non son sua. Ditemi dove sono; lasciatemi andare; dite a costoro che mi lascino andare, che mi portino in qualche chiesa. Oh! voi che siete una donna, in nome di Maria Vergine...!”

Quel nome santo e soave, già ripetuto con venerazione ne’ primi anni, e poi non più invocato per tanto tempo, nè forse sentito proferire, faceva nella mente della sciagurata che lo sentiva in quel momento, un’impressione confusa, strana, lenta, come la rimembranza della luce, in un vecchione accecato da bambino.

Intanto l’innominato, ritto sulla porta del castello, guardava in giù; e vedeva la bussola venir passo passo, come prima la carrozza, e avanti, a una distanza che cresceva ogni momento, salir di corsa il Nibbio. Quando questo fu in cima, il signore gli accennò che lo seguisse; e andò con lui in una stanza del castello.

“Ebbene?” disse, fermandosi lì.

“Tutto a un puntino ” rispose, inchinandosi, il Nibbio: “l’avviso a tempo, la donna a tempo, nessuno sul luogo, un urlo solo, nessuno comparso, il cocchiere pronto, i cavalli bravi, nessun incontro: ma...”

“Ma che?”

“Ma... dico il vero, che avrei avuto più piacere che l’ordine fosse stato di darle una schioppettata nella schiena, senza sentirla parlare, senza vederla in viso.”

“Cosa? cosa? che vuoi tu dire?”

“Voglio dire che tutto quel tempo, tutto quel tempo... M’ha fatto troppa compassione.”

“Compassione! Che sai tu di compassione? Cos’è la compassione?”

“Non l’ho mai capito così bene come questa volta: è una storia