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CAPITOLO XV. 297


“ Come vuole vossignoria ch’io badi agli spropositi che posson dire tanti urloni che parlan tutti insieme? Io devo attendere a’ miei interessi, che sono un pover’uomo. E poi vossignoria sa bene che chi è di lingua sciolta, per il solito è anche lesto di mano, tanto più quando sono una brigata, e... ”

“ Sì, sì; lasciateli fare e dire: domani, domani, vedrete se gli sarà passato il ruzzo. Cosa credete? ”

“ Io non credo nulla. ”

“ Che la canaglia sia diventata padrona di Milano? ”

“ Oh giusto! ”

“ Vedrete, vedrete. ”

“ Intendo benissimo: il re sarà sempre il re; ma chi avrà riscosso, avrà riscosso: e naturalmente un povero padre di famiglia non ha voglia di riscotere. Lor signori hanno la forza: a lor signori tocca. ”

“ Avete ancora molta gente in casa? ”

“ Un visibilio. ”

“ E quel vostro avventore cosa fa? Continua a schiamazzare, a metter su la gente, a preparar tumulti per domani? ”

“ Quel forestiero, vuol dire vossignoria: è andato a letto. ”

“ Dunque avete molta gente... Basta; badate a non lasciarlo scappare. ”

— Che devo fare il birro io? — pensò l’oste; ma non disse nè sì nè no.

“ Tornate pure a casa; e abbiate giudizio, - riprese il notaio. ”

“ Io ho sempre avuto giudizio. Vossignoria può dire se ho mai dato da fare alla giustizia. ”

“ E non crediate che la giustizia abbia perduta la sua forza. ”

“ Io? per carità! io non credo nulla: abbado a far l’oste. ”

“ La solita canzone: non avete mai altro da dire. ”

“ Che ho da dire altro? La verità è una sola. ”

“ Basta; per ora riteniamo ciò che avete deposto; se verrà poi il caso, informerete più minutamente la giustizia, intorno a ciò che vi potrà venir domandato. ”

“ Cosa ho da informare? io non so nulla; appena ho la testa da attendere ai fatti miei. ”

“ Badate a non lasciarlo partire. ”

“ Spero che l’illustrissimo signor capitano saprà che son venuto subito a fare il mio dovere. Bacio le mani a vossignoria. ”