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guenti velenosi, pestiferi: stesse egli all’erta, se mai coloro fossero capitati a Milano. Il governatore aveva comunicato il dispaccio al senato e al tribunale della sanità; nè per allora, pare che vi si badasse più che tanto. Però, scoppiata e riconosciuta la peste, il tornar nelle menti di quell’avviso potè servire di conferma o di appiglio al sospetto indeterminato d’una frode scelerata; potè anche essere la prima occasione di farlo nascere.

Ma due fatti, l’uno di cieca e indisciplinata paura, l’altro di non so quale sciaurataggine, furono quelli che convertirono quel sospetto indeterminato d’un attentato possibile, in sospetto, e presso a molti in certezza, d’un attentato positivo e d’una trama reale. Alcuni, ai quali era paruto di vedere, la sera del 17 di maggio, persone in duomo andare ungendo un assito che serviva a dividere gli spazii assegnati ai due sessi, fecero nella notte portar fuori della chiesa l’assito e una quantità di panche rinchiuse in quello; quantunque il presidente della Sanità accorso a visita con quattro persone dell'uficio, visitato l’assito, le panche, le pile dell’acqua benedetta, e non trovando cosa che potesse confermare l’ignorante sospetto d’un attentato venefico, avesse, per compiacere alle immagi-