Pagina:I promessi sposi (1825) I.djvu/337

330

era stata infinocchiata da Agnese, sentiva tanta stizza di quella perfidia, che aveva proprio bisogno d’un po’ di sfogo. Non già ch’ella si andasse lamentando col terzo e col quarto del modo tenuto per infinocchiar lei: su di ciò ella non fiatava; ma il tiro fatto al suo povero padrone non lo poteva passare onninamente sotto silenzio; e sopra tutto che un tiro tale fosse stato concertato e tentato da quella quietina, da quel giovane dabbene, da quella buona vedova. Don Abbondio poteva bene comandarle risolutamente, e pregarla cordialmente che tacesse; ella poteva bene ripetergli che non faceva mestieri d’inculcarle una cosa tanto chiara e tanto naturale; certo è che un tanto segreto stava nel cuore della povera donna, come in una botte vecchia e mal cerchiata un vino cavato molto giovane, che grilla e gorgoglia e ribolle, e se non manda il cocchiume per aria, vi si travaglia tanto all’intorno, che ne esce in ischiuma, e trapela tra doga e doga, e gocciola di qua e di là, tanto che uno può berne, e dire a un di presso che vino è. Gervaso a cui non pareva vero d’essere una volta più informato degli altri, a cui non pareva piccola gloria l’avere avuta una grossa paura, a cui, per aver tenuto mano ad una cosa che sapeva di criminale, pareva d’esser diven-