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Crocifisso coi due nipoti più grandicelli, per dirgli di prendersi la Provvidenza, che mastro Bastiano l’aveva rattoppata allora allora, e al poveraccio gli tremava la voce come quando gli era morto il figlio Bastianazzo. — Io non so niente, — gli rispose Campana di legno. — Io non c’entro più. Ho venduto il mio credito a Piedipapera e dovete sbrigarvela con lui.

Piedipapera appena li vide venire in processione cominciò a grattarsi il capo. — Cosa volete che ci faccia? — rispose lui; — io sono un povero diavolo e ho bisogno di quei denari, e della Provvidenza non so che farne, perchè non è il mio mestiere; ma se la vuole lo zio Crocifisso vi aiuterò a venderla. Or ora torno.

Quei poveracci rimasero ad aspettare seduti sul muricciolo, e senza aver coraggio di guardarsi in faccia; ma gettavano occhiate lunghe sulla strada donde s’aspettava Piedipapera, il quale comparve finalmente adagio adagio — ma quando voleva sapeva arrancare speditamente colla sua gamba storpia. — Dice che è tutta rotta come una scarpa vecchia, e non sa che farsene; — gridò da lontano; — mi dispiace, ma non ho potuto far nulla. — Così i Malavoglia se ne tornarono a casa colla carta bollata in mano.

Pure qualche cosa bisognava fare, perchè quella carta bollata lì, posata sul canterano, avevano inteso dire, si sarebbe mangiato il canterano, la casa e tutti loro.

— Qui ci vuole un consiglio di don Silvestro il segretario, — suggerì Maruzza. — Portategli quelle due galline là, e qualche cosa vi saprà dire.