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carta bollata sul canterano, accanto alla statua del Buon Pastore.

— L’avete visto l’usciere che è venuto pei Malavoglia? — andava dicendo comare Venera. — Ora stanno freschi!

Suo marito, che non gli pareva vero di aver ragione, allora cominciò a gridare e a strepitare.

— Io l’avevo detto, santi del Paradiso! che quel ’Ntoni a bazzicare per la casa non mi piaceva!

— Voi state zitto che non sapete nulla! — gli rimbeccava la Zuppidda. — Questi sono affari nostri. Le ragazze si maritano così, se no vi restano sulla pancia, come le casseruole vecchie.

— Che maritare! ora che è venuto l’usciere!

Allora la Zuppidda gli piantava le mani sulla faccia.

— Che lo sapevate che doveva venire l’usciere? Voi abbaiate sempre a cose fatte, ma un dito, che è un dito, non lo sapete muovere. Infine l’usciere non se la mangia, la gente.

L’usciere è vero che non si mangia la gente, ma i Malavoglia erano rimasti come se li avesse presi un accidente tutti in una volta, e stavano nel cortile, seduti in cerchio, a guardarsi in viso, e quel giorno dell’usciere non si misero a tavola in casa dei Malavoglia.

— Sacramento! — esclamava ’Ntoni. — Siamo sempre come i pulcini nella stoppa, ed ora mandano l’usciere per tirarci il collo.

— Cosa faremo? — diceva la Longa.

Padron ’Ntoni non lo sapeva, ma infine si prese in mano la carta bollata e andò a trovare lo zio