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— Sentite, andateci il lunedì alla sciara, quando mia madre va alla fiera.

— Al lunedì il nonno non mi lascerà pigliar fiato, ora che mettiamo in mare la Provvidenza.

Appena mastro Turi disse che la barca era in ordine, padron ’Ntoni venne a pigliarsela coi suoi ragazzi, e tutti gli amici, e la Provvidenza, mentre camminava verso la marina, barcollava sui sassi come avesse il mal di mare, in mezzo alla folla.

— Date qua! — gridava più forte di tutti compare Zuppiddu; ma gli altri sudavano e gridavano per spingerla sui regoli, quando la barca inciampava nei sassi. — Lasciate fare a me; se no me la piglio in braccio come una bambina, e ve la metto nell’acqua tutta in una volta.

— Compare Turi è capace di farlo, con quelle braccia! — dicevano alcuni. Oppure: — Adesso i Malavoglia si mettono di nuovo a cavallo.

— Quel diavolo di compare Zuppiddu ci ha le fate nelle mani! — esclamavano. — Guardate come l’ha ridotta, che prima sembrava una scarpaccia vecchia addirittura!

E davvero adesso la Provvidenza sembrava tutt’altra cosa, lucente della pece nuova, e con quella bella fascia rossa lungo il bordo, e sulla poppa il San Francesco colla barba che sembrava di bambagia, talchè persino la Longa si era riconciliata colla Provvidenza, da quando era tornata senza suo marito, e aveva fatto la pace per la paura, ora che era venuto l’usciere.

— Viva San Francesco! — gridava ognuno come