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prefazione. cxxxvii

e trascende l’intenzione dell’arte, che era possibile colla qualità e misura d’ingegno e coll’educazione letteraria di Carlo Gozzi, ma contiene pure gran parte di vero in ciò, se non altro, che concorda coi giudizi del Goethe e del Bouterweck. Linee più sfumate e più vaghe, apprezzamenti più soggettivi e metafisici trovansi in altri umoristici e Romantici tedeschi a proposito del Gozzi. Alle estrinseche bellezze della Turandot attribuiva importanza grandissima il fantastico Hoffmann, del quale alcuni fanno un imitatore del Gozzi.1 L’Hoffmann, in un suo Dialogo intitolato: Tribolazioni d’un Direttore di Teatro, loda sopratutto il bizzarro contrasto che passa fra la poetica Turandot e la bonomia comicamente volgare del padre di lei. Se la Turandot è rappresentata da una bella attrice, quel suo sollevare improvvisamente il velo, che la copre agli occhi del principe Kalaf, deve produrre un effetto irresistibile e costringere gli spettatori ad esclamare estatici, come il Kalaf, fulminato da quello sguardo divinamente superbo: «Oh bellezza! oh splendor!» Parimente la gravità comica, la figurina Chinese d’Altoum, padre di Turandot, esilara opportunamente e bilancia il

    stofane ha quelle maschere che intendo io, e non i veri caratteri a uso Menandro, o Molière o Goldoni.» Fatta ragione della diversità dei tempi e dei fini della satira comica di Carlo Gozzi, il concetto proposto dal Capponi al Morelli combina in parte con ciò che il Gozzi tentò in alcune sue Fiabe.

  1. Vedi lo Chasles e il De Musset. Opere cit.