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un natale a ceylon 77

favoloso che a quest’ora, in una sala europea, sarebbe omaggio non indegno d’una principessa, e quanto volentieri lo cambierei con un ramo natalizio di agrifoglio spinoso a bacche rosse o con un ciuffo di vischio perlato!

Ed è l’ora dell’afa pomeridiana, della siesta tropicale sulla sedia a sdraio, e l’ora del silenzio favorevole alla vista dei bengalini.

I passeri minuscoli, rossi o verdognoli spruzzati di bianco irrompono in fretta da una parte della sala, l’esplorano, l’attraversano a volo, rientrano; il mio braccio bruscamente proteso per prendere un libro, li inquieta, irrompono in cucila, ritornano impauriti dallo sfaccendare dei boys, turbinano due volte nella sala da pranzo, si dispongono nei trafori delle pareti, in attesa; alcuni, più audaci, considerano che non mi decido ad andarmene, scendono, si posano sulla spalliera delle sedie, sugli scaffali, in terra, a beccare le briciole della colazione, e ad uno ad uno scendono tutti, saltellano con un pigolio sommesso, ormai fiduciosi nell’uomo vestito di bianco. Avanzo un braccio, getto