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Il martire vendicato 125

all’ora prefissa, con una puntualità rituale, solenne di pastore evangelico, Miss Chloe (o straziante ironia dei nomi!) compariva sulla soglia, faceva un inchino alle signore, un cenno di richiamo a noi piccoli. Era l’ora della lezione.

Si saliva all’ultimo piano della casa, in una stanza nuda, con non altri arredi che un armadio immenso, una lunga tavola, due panche in legno. Noi piccoli ci si disponeva attorno al tavolo, Miss Chloe toglieva dall’armadio una Bibbia inglese, una lunga asta minacciosa, una scatola di pasticche e una ciambella pneumatica in caucciù rosso. Pare che la poveretta, per non so quale occulta infermità, non potesse sedere senza quell’aureola sottoposta; era quella ciambella l’unica speranza di salvezza, poichè sovente, o per caso o per la furtiva trafittura di un nostro spillo, si udiva nel silenzio della lezione un sibilo sommesso, e la professoressa s’inabissava, non più sospesa sul suo cinto aereo.

Si era in cinque, sei: io solo di maschi. Avevo vicino Eleanor tormentatrice, di fronte Miss Chloe mi dominava dall’alto del suo collo di condor, con due occhi verdognoli, terribilmente miopi sotto la calvizie biondiccia non dissimulata. Teneva l’occhialetto in una mano, nell’altra l’asta cara ai pedagoghi d’altri tempi