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E dopo — dopo quanto? — Vidi per prima cosa attraverso le ciglia socchiuse una prateria ondulata, costellata di fiori non terrestri, simili a quelli ritratti dagli occultisti nei paesaggi di Giove e di Saturno; e un gelo, un gelo che contrastava con la flora meravigliosa. Ma aprii gli occhi ben vivi alla luce ben vera, vidi che la prateria smagliante era la coperta del mio letto alterata dalla prospettiva dell’occhio recline, e sentii che il gelo veniva dalla benda che mi copriva le tempia. Portai la mano alla fronte, ma fui impedito dal dottor Gaudenzi che mi sorrise, parlando affettuoso e calmo, come se riprendesse un dialogo interrotto mezz’ora prima.

— Ieri? Ventitrè giorni fa! Ventitrè giorni sono passati dal concerto famoso. Ma non t’agitare.... ti dirò poi.

— Voglio sapere, voglio sapere!

— Tutte cose innocentissime e amene. Amena anche la tua meningite, ora che è scongiurata. Ma non t’agitare!

Mi rinnovò il ghiaccio sulla fronte, m’impose il silenzio. M’addormentai nuovamente. Due giorni dopo cominciai ad alzarmi, felice di sentire che le gambe mi reggevano ancora. E volli il barbiere subito, per avere l’illusione di