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curatamente le bellezze della natura, i pregi dell’arte, mi balenò il pensiero che ogni traccia del Cristianesimo primitivo è scomparsa; e nel rappresentarmelo quale era nella sua purezza, a suoi primi tempi, quale lo leggiamo descritto negli atti degli Apostoli, rimasi spaventato nello scorgere come da quei principii purissimi, siasi trasformato in una specie di paganesimo strano e difforme. Ed allora mi sovvenne del giudeo errante, testimonio di tutte queste vicende, di tutte queste trasformazioni, le quali portarono le cose al punto, che se Gesù Cristo stesso facesse ritorno sulla terra, per cercar conto dell’esito delle sue dottrine, correrebbe rischio di essere posto una seconda volta in croce. La leggenda venio iterum crucifigi, mi potrebbe servire di tela, a svolgere, ed a trattare quell’argomento.

Per tal modo io vo vaneggiando, imperocchè, per l’impazienza di arrivare, mi corico vestito, e non trovo niente di più piacevole che di essere svegliato prima di giorno, di cacciarmi entro la mia sedia, e di passare tutta quanta la giornata fra il sonno e la veglia, fantasticando.


Civita Castellana, il 28 Ottobre.

Non voglio mancare di scrivere quest’ultima sera. Non sono ancora le otto, e tutti già se n’andarono a letto; cosicchè mi rimane tempo ancora ed agio, a riandare un passato piacevole, a rallegrarmi di un prossimo avvenire. Oggi ebbi una bellissima giornata; al mattino per dir vero faceva molto freddo, ma più tardi sorse il sole, che durò caldo e limpidissimo, e la sera fu bellissima, ad onta di alcun poco di vento.

Partimmo da Terni di buonissima ora, tanto che non era giorno ancora, allorquando giungemmo a Narni, cosicchè non ho potuto vedervi i ponti. Viaggiammo per valli e per gole, contrade tutte di monti calcari, belle, tanto in vicinanza che in distanza, senza che io abbia potuto vedere traccia di roccie di altra specie.