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porta provvedere a che continui entrare nella laguna per due punti soltanto, perchè per tal modo resta rotta la sua forza, e dopo poche ore, seguendo le leggi fisse della marea, le acque si ritirano.

Venezia non ha altro a temere, se non chè, la lentezza colla quale il mare si ritira, le assicura secoli di durata, e provvedendo accuratamente ai canali, si manterranno aperte le comunicazioni coll’Adriatico.

Sarebbe d’uopo soltanto, che gli abitanti mantenessero la loro città più pulita, cosa altrettanto facile quanto necessaria, e che può eziandio avere grandi conseguenze per l’avvenire. Ora è vietato bensì, sotto gravi pene d’ingombrare i canali interni con materiali, di gettare in quelli le spazzature; ma non si può impedire che un aquazzone improvviso, trasporti d’un tratto nei canali appunto, le immondizie che stanno ammonticchiate ad ogni angolo, e peggio ancora che chiudano queste i canali sotterranei, destinati a dare corso alle acque piovane, ponendo le piazze e le strade in pericolo di rimanere allagate. Ho visti io chiusi dalle immondizie, e con acque stagnanti, canali destinati opportunamente a dare sfogo alle acque piovane, della piazza di S. Marco.

Allorquando scoppia un temporale, si cammina nel fango; tutti gridano, bestemmiano, si sporcano nel salire e nello scendere dei ponticelli, i mantelli, i tabarri che si portano qui tutto l’anno; e tutta quella mota ricade sulle scarpe, sulle calze, che la è una vera disperazione. Se non chè, appena ricompare il sole, nessuno più pensa a quegl’inconvenienti. Tanto è vero che il pubblico, il quale si lagna sempre d’essere mal servito, non sà provvedere a farsi servire meglio; ma qui dove è sovrano, vi si dovrebbe almeno provare.


Il 9 Ottobre.

Questa sera sono salito di bel nuovo sulla torre di San Marco, imperocchè avendo vista di là la laguna nella sua