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36 gli sposi promessi - tomo i

do mi si fa torto so fare anch’io uno sproposito come qualunque signore» «Via, via,» rispose D. Abbondio spaventato,1 «non siete piú quel buon giovane ch’eravate?»

«Mi dia ragione, se non vuol portarmi fuori di me.»

«Se volete ch’io possa parlare tranquillatevi.»

«Son tranquillo, e parli.»

«Sappiate adunque che è nostro dovere, dovere preciso di fare ricerche, ricerche esatte per vedere se non ci sieno impedimenti.»

«Ma se ve ne fosse, perché non me li sa indicare?»

«Sono formalità, ma bisogna fare tutte queste ricerche. Ma non basta il non saperne bisogna aver fatte quelle tali ricerche, e poi bisogna informarsi di molte altre cose, altrimenti?... il testo è chiaro: Antea quam matrimonium denunciet, cognoscet quales fiat...»

«Non voglio latino. Ma perché non le ha fatte prima queste ricerche?»

«Ecco mi rimproverate la mia troppa bontà. Ma adesso, mi son venute... basta, so io.»

«Insomma quanto tempo ci vuole?»

2«Molto, molto.»

«Quanto?»

«Almeno un mese.»

«Un mese?» [esclamò Renzo] con vólto burbero e sorpreso. . . .

Ma se vi disturba questo ritardo... Via in quindici giorni si procurerà...»

Signor Curato...»

Ebbene voi non volete intender ragione, vedrò se in una settimana... »

Or bene, aspetterò una settimana, mi esporrò alle ciarle, ed ai fastidj di questo ritardo. Ma la prevengo3 che questo ritardo non mi renderà di buon umore, né disposto a contentarmi di ciance. S’ella vuol farmi una ingiustizia, si ricordi che tutto quello che può accadere è sulla sua coscienza. La riverisco.» E cosí detto4 se ne andò facendo un inchino frettoloso, e molto meno riverente del solito, e lasciò D. Abbondio piú soprappensiero di prima.

  1. non siete piú cosí
  2. A buon
  3. che in questi sette giorni non avrò
  4. lasciò D. Abbondio piú soprappensiero di prima