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xxxix.

Cesar perdona: a Te non fur concessi
     Tanti in Roma splendor, quando tornasti
     291Le Gallie, il Ponto, Affrica, Egitto oppressi.

Ma già piombasi al baffo, e sparsi, e guasti
     Si veggono i be’ quarti imbrodolati,
     294Nessun va a male, e se ne fan de’ pasti;

E per l’ampio recinto in cento lati
     Fremon gli elogi a quell’eccelsa Estinta,
     297Che a Bologna rammenta i tempi andati:

Che volontaria a lei diedesi vinta
     Faenza, rotti i Lambertacci arditi,
     300E molta Setta Gibellina estinta;

E fur due Porci ad onta ambo rapiti
     Sola cagion del glorioso acquisto:
     303Il Sigonio, e il Vizan scrisserlo uniti.

Popolo delle belve immenso, e misto,
     Nessun di voi con vostra flemma, e pace,
     306Più del mio Porco in tanto onor fu visto;

Nè già villano, e sconoscente ei giace,
     L’inclita Mortadella a lei riserba,
     309Ella il pregio ne intende, e sen compiace.