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xii.

Nò, fin che avrò parole, avrò vigore,
     Presente me non ti vedrai schernito,
     60Fosse del gran Mogol l’Imperadore.

I tuoi affronti io legherommi al dito,
     E ti sarò difese sbombardate,
     63Sebben io sembri un bel Peto vestito.

Ma dove incominciar tue lodi ornate?
     Tu solo nasci al Bene universale,
     66E sei nella natura un altro Acate.

Per giovare a ciascuno a Te non cale
     Menar tuoi giorni più d’un anno, e mesi,
     69E ti soggetti a un colpo capitale.

Tu se’ venduto a oncie, a libbre, a pesi,
     E sino i peli tuoi al Villanello
     72Sono un tesor sul Canovajo stesi,

E se non è Galeno un Ravanello,
     Solea un Atleta infin da fanciullino
     75Mangiar tue Carni, ond’esser forte, e snello.

Sembri raschiato un candido Armellino,
     E sembri aperto ricca Galleria,
     78A pompa, e gloria del saper divino.