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appiè del monte d’Orizava. Quivi cortesemente mi accolse uno Spagnuolo, padrone della massaria; però una gallina, che gli diede a cuocere, comparve a tavola senza gambe, ed ale.

Passata una lega il Giovedì 24. mi convenne fare un gran giro, per passare il fiume blanco (sopra un ponte), e andare in Orizava, a prender cavalli freschi; dove giunto, in casa dell’Alcalde mayor, trovai l’Almirante dell’Armata di Barlovento, il quale volle, che mi rimanessi a desinar con esso loro. Postomi poscia a cavallo, passai lungo spazio a traverso d’Orizava, (che sembra una selva, fra tanti alberi di Cirimoye, o Anonas) e venni in un spazioso piano, presso il Vulcano del medesimo nome, coperto di neve. Mi condusse la guida per un sentiero fangoso, sopra un monte fangosissimo (detto per ciò despeñadero) dal quale miracolosamente uscirono le cavalcature. Passato dall’altra parte di questo monte, mi fu d’uopo salire per un’altro simile: e venuto nella sottoposta valle, passai un grosso fiume sopra il ponte. Fatte in tutto cinque leghe di malissima strada, giunsi a pernottare nella Villa di Cordua, capo dell’Alcaldia. Il luogo è abitato da ricchi Mercanti, che tengono strettoj


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