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dell'impero romano cap. lxi. 161

vanzamenti della coltura europea1. La vita e le fatiche di tanti milioni d’uomini andate a perdersi nell’Oriente, poteano con vantaggio venire impiegate al miglioramento della nativa loro contrada. Animati allora dalle aumentate produzioni del suolo e dell’industria, il commercio e la navigazione, una corrispondenza amichevole co’ popoli dell’Oriente avrebbe arricchiti e nel medesimo tempo addottrinati i Latini. Non vedo che un aspetto, sotto il quale le Crociate possano aver prodotto vantaggio, o almeno fatto sparire un disordine. Gli abitatori d’Europa languivano schiavi sulle native lor glebe, privi di proprietà, di libertà, di dottrine; i Nobili e gli Ecclesiastici, ben picciola parte a confronto di tanta popolazione, venivano riguardati quali soli meritevoli del titolo d’uomini e di cittadini; sistema tirannico che gli artifizj del clero e la spada de’ Baroni manteneano in vigore. Ma quanto agli ecclesiastici almeno la loro autorità aveva arrecato giovamento nei secoli della barbarie; perchè e tennero accesa la luce delle scienze, che senza di loro sarebbesi spenta del tutto, e mitigarono la ferocia de’ contemporanei, e offersero asilo e soccorsi nelle loro calamità al debole e all’indigente: in somma andammo debitori ai medesimi dell’ordine civile o mantenuto, o restituito

  1. Un luminoso raggio di filosofica luce uscito ai dì nostri dal fondo della Scozia, ha arrichita la letteratura di nuove nozioni sull’importante argomento de’ progressi della società in Europa. Procuro un piacere a uno stesso, e adempio un debito di giustizia nel citare i rispettabili nomi di Hume, Robertson e Adamo Smith. V. le due opere di G. Stuart tradotte da B.