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dell'impero romano cap. lxi. 133

pio campion della Croce; dal quale, col farlo Imperatore, i Baroni di Romania i soccorsi d’un possente e vicin regno sarebbersi procacciati; ma mostratosi il saggio Andrea rispettoso alle leggi della successione, i Latini sollecitarono la principessa Jolanda e il marito di lei Pietro di Courtenai, Conte di Auxerre a trasportarsi a Costantinopoli per ivi cingere il diadema d’imperator d’Oriente. Chiaro per paterna origine e per regale legnaggio della sua madre, come il più prossimo parente del lor Monarca, i Baroni francesi lo rispettavano. Aggiugnevansi a favor di Pietro luminosa fama, vasti possedimenti, e i suffragi degli ecclesiastici e de’ soldati, rimasti egualmente soddisfatti del fatale zelo e del valore di questo guerriero nella sanguinosa crociata che contro gli Albigesi fu impresa. Certamente la vanità de’ Francesi doveva esser paga in veggendo un uomo di lor nazione sul trono di Costantinopoli: ma la prudenza avrebbe fatto vedere che meno invidia che compassione si meritava l’uomo che a grandezza tanto fallace e pericolosa aggiugnea. Per sostenere con dignità il nuovo grado, Courtenai si vide primieramente costretto a vendere, o impegnare la più ricca parte del suo patrimonio. Sol per questi espedienti, e soccorso dalla liberalità del suo parente Filippo Augusto, e dallo spirito di cavalleria che per tutta la Francia dominava, si trovò in istato di passar l’Alpi, condottiero di cenquaranta cavalieri e di cinquemila cinquecento arcieri, o sergenti. Dopo qualche esitanza, il Pontefice Onorio III si arrendè a coronare questo nuovo successore di Costantino, avuta però la cautela di compire la cerimonia in una chiesa posta fuori del ricinto della città, per tema, non venisse supposto che