Pagina:Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano VII.djvu/427


dell'impero romano cap. xli. 421

dere i servili onori della Corte Bizantina1. La flotta e l’esercito di Belisario s’avanzarono quasi sempre in vista l’una dell’altro da Reggio a Napoli, per quasi trecento miglia lungo la costa del mare. Il Popolo dell’Abruzzo, della Lucania e della Campania, che abborriva il nome e la religione de’ Goti, profittò dello specioso pretesto che le rovinate lor mura erano incapaci di difesa; i soldati pagavano un giusto prezzo di ciò che compravano sugli abbondanti mercati; e la sola curiosità interrompeva le pacifiche occupazioni degli agricoltori o degli artefici. Napoli, ch’è divenuta una grande e popolata Capitale, conservò lungamente il linguaggio ed i costumi di colonia Greca2: e la scelta, che ne fece Virgilio, aveva nobilitato quest’elegante ritiro, che attraeva gli amatori del riposo e dello studio, allontanandogli dallo strepito, dal fumo e dalla laboriosa opulenza di Roma3. Appena fu investita per mare e per terra la piazza, Belisario diede udienza ai deputati del Popolo, che l’esortavano a non curare una conquista indegna delle sue armi, a cercare in un campo di battaglia il Re dei Goti, e dopo d’averlo vinto, a ricevere come

  1. Giornandes de reb. Gotic. c. 60 p. 702 Edit. Grot. e Tom. I p. 221: Muratori de success. regn. p. 241.
  2. Nero (dice Tacito Annal. XV, 35) Neapolim quasi Graecam urbem delegit. Cento cinquant’anni dopo, al tempo di Settimo Severo, Filostrato loda l’Ellenismo de’ Napolitani: γενος Ελληνες και αστυκοι, οθεν και τας σπουμδας των λογον Ελληνικοι εισι (d’origine son Greci ed urbani, onde anche nell’uso delle parole grecizzano (Icon. L. I pag. 763 Edit. Olear.).
  3. Si celebra l’otium di Napoli da’ Poeti Romani, come da Virgilio, da Orazio, da Silio Italico, e da Stazio (Clu-