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dell'impero romano cap. xli. 373

di Belisario era guidata nel suo corso dalla principal Galera di esso, visibile di giorno per le vele rosse, e di notte per mezzo di torcie accese sulla cima dell’albero. Era ufizio de’ Piloti, quando navigarono fra le Isole, e girarono i promontori di Malea e di Tenaro, il mantenere un ordine giusto, e delle regolate distanze fra tante navi; e siccome il vento fu piacevole e moderato, le loro fatiche riuscirono bene, e furono felicemente sbarcate le truppe a Metono sulla costa della Messenia, per farle riposare alquanto dopo i travagli del mare. In quest’occasione esse provarono quanto può l’avarizia, investita dell’autorità, prendersi giuoco delle vite di migliaia di Uomini, che valorosamente s’espongono pel servizio pubblico. Secondo l’uso militare il pane o biscotto de’ Romani era cotto nel forno due volte, e volentieri si soffriva la diminuzione d’un quarto per la perdita del peso. Per guadagnare questo miserabil vantaggio, e risparmiar la spesa delle legna, il Prefetto Giovanni di Cappadocia diede ordine, che si cuocesse il pane leggermente al medesimo fuoco, che faceva scaldare i bagni di Costantinopoli: e quando s’apriron le sacca fu distribuita una molle e muffita pasta all’esercito. Questo cibo insalubre, unito al caldo del clima e della stagione tosto produsse una malattia epidemica, che portò via cinquecento soldati. La diligenza di Belisario, che provvide dell’altro pane a

    alla vicina Isola di Tenedo: il secondo giorno navigarono fino a Lesbo; il terzo fino al Promontorio d’Eubea, e nel quarto giunsero ad Argo (Odiss. L. 130, 133. Wood Saggio sopra Omero p. 40, 46). Un pirata navigò dall’Ellesponto sino al porto di Sparta in tre giorni (Senofonte Hellenic. l. II c. 1).