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dell'impero romano cap. xvii. 247

Destossi il Monarca, interpretò il fausto augurio, ed obbedì, senza esitare, al volere celeste. Da’ Romani si celebrava il giorno dell’origine d’una città o Colonia con tali ceremonie, quali si erano stabilite da una generosa superstizione1; e quantunque Costantino potesse ometter que’ riti, che troppo sapevano d’origine Pagana, pure vivamente desiderava di lasciare una profonda impressione di speranza e di rispetto negli animi degli spettatori. L’Imperatore stesso, a piedi, con una lancia in mano, conduceva la solenne processione, e dirigeva la linea che si tirava per limite della nuova capitale, fintanto che s’incominciò ad osservare con istupore dagli astanti la gran circonferenza di essa, ed essendosi alcuni di loro finalmente avventurati ad avvertirlo, che aveva già oltrepassato il più vasto circuito di una gran città, „Io proseguirò sempre avanti (replicò Costantino) fintanto che Egli, l’invisibil guida, che cammina avanti di me, non crederà a proposito di fermarsi„2. Senza presumere d’investigar la natura o i motivi di questo condottiero straordinario, ci contenteremo della più umil cura di descrivere l’estensione ed i limiti di Costantinopoli3.

    nica Alessandrina si contengono dentro i limiti di espressioni vaghe o generali. Volendo un ragguaglio più circostanziato della visione, bisogna ricorrere a tali scrittori Latini, quale è Guglielmo di Malmesbury. Vedi Ducange C. P. l. I. p. 24, 25.

  1. Vedi Plutarc. in Romul. Tom. I. p. 49. Edit. Bryan. Fra le altre cerimonie facevasi una gran buca, la quale si riempiva con pugni di terra, che ciascheduno de’ nuovi abitanti portava dal luogo della sua nascita, ed in tal modo adottava la sua nuova patria.
  2. Filostorg. l. II. c. 9. Questo accidente, quantunque preso da un autore sospetto, è caratteristico e probabile.
  3. Vedi nelle Memor. dell’Accad. delle Iscriz. T. XXXV.