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abbastanza; e ciò cred’io singolarmente perchè i difetti in questi due punti sono ordinariamente di massima, e per ciò stesso acremente difesi per l’una parte, e incautamente adottati per l’altra, usurpano spesse volte e la maschera e il nome dell’opposta virtù.

Due sorti esistono di fedeltà, l’una alla lettera, l’altra allo spirito dell’autore, e ciò tutti lo sanno; ma non san tutti, o almen mostrano col giudicio e col fatto di non sapere, che la fedeltà letterale è la peggiore di tutte le infedeltà. A convenire dunque nei termini e schivar quindi ogni equivoco, per fedeltà letterale intendo io una fedeltà modellata su la grammatica e il calepino, fedeltà comoda e facilissima ad ogni traduttor non poeta, che fisso e attaccato soltanto alla materiale espressione del testo si fa un vanto e un dovere di conservarne in ogni periodo in un numero delle parole, la costruzione dei membri, l’identità della frase, e i modi quindi senza avvedersene, e la sintassi, e mescolando insieme le eterogenee proprietà di due lingue, forma un confuso impasto di stile disuguale e stentato, che senza metro sarebbe una cattivissima prosa, e col metro diventa una peggior poesia.