Pagina:Fogazzaro-IdilliSpezzati-1902.djvu/102

— 95 —


Rispose asciutto: si accomodi, — e mi fece passare nel suo studio per il salottino che conoscevo. Il telaio della signorina v’era ancora, ma lei no.

Molesin mi accennò di sedere, prese un venerabile berretto nero ricamato in oro e fece atto d’insediarsi egli stesso nel suo trono, un seggiolone solenne da magistrato, fra la biblioteca e la scrivania coperta di codici in fila, di scartafacci legati, di note, di buste, di calcaterre, di calamai, di penne d’oca, tutto in bell’ordine.

— Senta, — cominciai. — Ella scriverà adesso ai Vicarelli che l’asta deve seguire il giorno fissato.

— Perchè? — rispose Molesin. — Se manca la vendita resta il mutuo. È sempre una somma rispettabile che passerebbe nelle Sue tasche.

— Scriva, — insistetti, — che l’asta deve seguire al giorno fissato. Io La pregherò pure di scrivere che lei desidera di ritirarsi affatto, per motivi suoi personali, da questa vertenza.

Molesin mi guardò, stupefatto.

— Non capisco, — diss’egli.

— Scriva, — replicai. — Le detterò.