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ancho gli cresce la forza, di maniera, che più tosto vuol mancare sotto l’huomo, che far segno veruno di viltà, ne mai mostrarsi di volere mancare in conto alcuno, fin c’ha fiato. Come più volte se ne veduto l’essempio ne’ cavalli di Spagna, l’animo de i quali più l’aiuta, che la forza, perche pochi sono, che n’habbiano molta, & pe’l contrario se si userà piacevolezza con li vili, & poltroni credendo essi, che ciò si faccia per tema di loro, divengono più vitiosi, & poltroni; ma procedendo con tutti come ho detto, non si farà le cose, c’habbiano bisogno ogni giorno di mutatione, come ad alcuni aviene, ma si accertarà alla prima, ò alla seconda volta. Avanti, che à questo trattato io ponga fine, acciocche alcuno non prenda ammiratione, voglio dire, che se ho tacciuto alcun e altre cose sopra le quali havrei potuto diffusamente parlarne, ciò è stato perche volendo ragionare di quello, che di lor sento, sarei stato sforzato à dar suspitione, che io credesi in contrario di quelli, che se ne servono per buone. Et questo non è l’intentione ne animo mio di fare, ma si più tosto di compiacere ad ogn’uno; & massimamente potendo far di manco come posso; perche conosco, che tutti quelli cavalieri, che mi prestaranno fede, non lasciaranno, (se ben non sapessero quanto da me è tacciuto) di fare tutto quello, che s’appartiene, & sarà loro necessario, quando vogliano imbrigliar cavalli, ad ogni volta però, che sia bastevole l’aiuto d’essi.


Della giustezza dell'occhio della briglia, & del conoscere la guardia quand'ella sarà fiacca, ò ardita, & del conto, che si rende d'alcune cose aggiunte nelle briglie, con una de prova. Cap. XLIII.


TRovandomi haver promesso di ragionare sopra la giustezza dell’occhio della briglia, & della guardia, ardita, & fiacca, non ho voluto restare d’attendere in questo capitolo, che è fine di quella prima parte del trattato, la promessa fatta, vedendo io essere cosa di molta importantia sapersi il vero, & non del modo, che molti hoggidì credono. Dico dunque primieramente, che la giustezza, dell’occhio della briglia, ha due misure, le quali tal’hora sono rotte, di maniera tale, che non possono fare all’hora il suo effetto, & di principali, che sono, divengono in poco conto tenute, come da me sarà minutamente dichiarato; accioche alle volte, non fusse dal cavaliere fatto errore, in tanto, che pigliasse una cosa per un’altra; come che essendo una briglia ardita di guardia, la giudicasse alta d’occhio; overo essendo alta d’occhio, la credesse ardita; ò che essendo bassa, tenesse le guardie per fiacche; overamente quando esse sono fiacche, la pensasse bassa di occhio; si come hora d’alcuni vien fatto, per non saper quello, che gliele rompe. Laonde spero con questa mia poca scrittura (detto però, che sarà quale è la vera giustezza di esso occhio) darlo ad intendere. Hora dico, che una delle sudette misure è quella parte, che riposa sù la gengiva, l’altra dove il barbocciale s’afferma, affermisi poi dove si voglia; del quale si può rompere la