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i tre amanti di bella 51


Di questi vani incolpa terror della tua vita;
Oh foss’egli uno spetro davver!
                                                  — Taci!

                                                                 — Sul mare
Conosco un’isoletta, e te la vo’ narrare;
È un giardino, vi cresce il banano e la palma,
La vita vi è delizia, lusso, sorriso e calma,
E non vi son mariti ne consiglio dei Dieci;
L’amor libero e santo, e Iddio ne fan le veci...
Spira vento propizio, fidato ho il gondoliere,
Qui le notti son buie, ed io son cavaliere...
Bella! —
               E tacque. La dama guardava il giovinetto,
Fissamente, e dai fregi del serico corsetto
La sua candida mano da un tremito agitata,
Traeva una medaglia di gemme tempestata,
V’era pinta una veneta faccia, seria, canuta.
Che due grandi occhi apriva fra una carne sparuta,
E, in quel piccolo avello fatto d’oro e d’argento,
Pareva dir: son morta, ma veggo ancora e sento.
— È mia madre... —
                                   E la voce somigliava un sospiro,
E una lagrima cadde.