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DI FRANCESCO REDI. 37

egli dice) le Api. Ad Antigono aderisce in gran parte Ovidio nel primo libro de’ Fasti:

     Qua, dixit, repares arte, requiris, apes?
Obrue mactati corpus tellure iuvenci.
     Quod petis a nobis, obrutus ille dabit.
Iussa facit pastor, fervent examina putri
     De bove: mille animas una necata dedit.

Varrone, nel libro secondo e nel terzo degli affari della villa, non si dichiara, se necessario sia il seppellirlo, o se pure sia bene il lasciarlo imputridir sopra terra. Columella anch’egli di questa particolarità non parla; e non ne parla ancora Eliano nel secondo libro della Storia degli animali; e Galeno lo tace nel capitolo quinto di quel libro che egli scrisse: se animale sia ciò, che nell’utero si contiene. Virgilio però, nel fine del quarto della Georgica, pare che tenesse opinione che non fosse necessario il sotterrarlo, ma che bastasse lasciarlo nel bosco all’aria libera ed aperta.

Quattuor eximios praestanti corpore tauros,
     Qui tibi nunc viridis depascunt summa Lycaei,
     Delige, & intacta totidem cervice iuvencas.
     Quattuor his aras alta ad delubra dearum
     Constitue, & sacrum iugulis demitte cruorem,
     Corporaque ipsa boum frondoso desere luco.

E appresso;