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neficenza di Carlo Felice sale al sommo grado di gloria, dimodochè può dirsi di lui senza tema d’esagerare, che Iddio gl’impartiva come a Salomone una vastità di cuore immensurabile com’è l’arena che sta nel lido del mare. Egli propone e fa eseguire in men quasi d’un lustro l’apertura della strada centrale che conduce da un capo all’altro del Regno, e per tal opera, oltre d’aver impiegato i sussidj offerti per suo trattenimento, largheggiava pure dall’erario privato. Di qual natura sia un tanto bene, voi l’intendete meglio di quello che io vel possa esprimere. A Carlo Felice riserbava Iddio cotal magnanimità di pensieri e di forze, onde ripristinar un’opera, che soltanto videro i nostri antenati all’epoca fastosa dei Romani. Oh Padre! oh Re! oh Uomo beneficentissimo, e degno dell’immortalità de’ secoli! A te piacque che la felicità dei Sardi agguagliasse la grandezza delle tue cure. L’ospite passeggiere e il trafficator regnicolo ti colmerà di tante benedizioni quante fiate batterà consolato e sicuro quella via reale. Qui, dirà, la mia vita era in periglio: e quanti non caddero vittima di questo formidabil fiume? Permetta Iddio che tal s’apra al benefico Padre il sentier di Paradiso!