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ticide tante stragi arrecano; dove il valore non può sostenere l’empito di una ferocia da cannibali. Combatte in Isernia a tempo della famosa reazione; e dovunque o contro gli agguerriti o contro bande raccogliticce egli pugni, mai non lo abbandona il coraggio, è sempre il diritto degli oppressi in cima de’ suoi pensieri.

Ansioso di rompere gl’indugi che al compimento della indipendenza d’Italia si frappongono, tenta in Sarnico una improvvida ma generosa impresa. Pertanto a lui non giova il tentativo, a cui le diplomatiche arti che mettono sosta ai nostri voti, si opponevano. A quali uomini o quali circostanze si debba dare la colpa, non so; chè noi studiosi del meglio vorremmo andare allo scopo senza ambagi.

Chi si facesse a leggere innanzi ne’ misteriosi libri della diplomazia, avrebbe a maravigliare delle arti, degl’intrighi, delle menzogne, de’ temporeggiamenti, che a noi uomini del popolo, usati ad esprimere il concetto con le sue parole, sembrerebbero piuttosto delitti che ritrovati. Vi ha cotali tristi necessità, a cui la gente migliore è mestieri si sobbarchi. La volpina malizia ha spesse volte più facile accesso, che non la franchezza di un eroe; ed il volgo giudicando dagli effetti quelle imprese appella malaugurate che malamente sortirono il loro effetto.

Della qual cosa è chiara prova quell’Aspromonte, su cui come sul Calvario, si compieva un sacrifizio cruento. Su quell’altare pose ancor la sua mano Francesco Nullo, desioso sempre di attender la meta; ma la sua generosa offerta non tornò gradita all’universale. Gli eroi sono i capri emissari della umanità; i vigliacchi ed i tristi gl’inficiano sempre, i buoni talvolta per tema che l’opera grande non si guasti per via.

Il secolo decimottavo, o signori, dovea sorgere fatalmente infesto alla travagliata Polonia. Caterina II nata Sofia Augusta di Anhalt-Serbst, dopo di aver profanato il talamo di Pietro il grande delle Russie, fattolo miseramente uccidere ne usurpava il trono, quando la morte di Augusto III nuovi pretendenti a