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pio, chiamarsi Telemaco, chi Steleno, chi Laerte, chi Policrate, chi Trasimaco, ecc. I nostri plagiarj si gloriano di far rivivere questi nomi di morti e adottarli; ma farebbero egualmente bene a nominarsi camaleonti, zucche, ecc.; oppure, secondo l’uso di alcuni filosofi, intitolare i loro libri A o B. Ma è graziosissimo il vedere questi asini incensarsi tra loro nelle lettere, nelle poesie, e negli elogi. Voi vincete Alceo1, dice l’uno; e voi, Callimaco2, l’altro risponde; voi eclissate l’oratore romano; e voi superate il divino Platone. Talvolta questi generosi campioni si sfidano reciprocamente, per accrescere coll’emulazione la propria fama. Il pubblico intanto sta sospeso, non sapendo a qual partito appigliarsi nelle loro contese, ma comunemente suol accadere, che i bravi antagonisti facciano prodigj, e meritino entrambi l’alloro della vittoria, e gli onori del trionfo. Voi intanto, o sapienti, vi ridete di queste belle cose, e le considerate come vere pazzie; ma chi può mai darvi torto? Voi però non sapreste negarmi, che io sola formo tutta la felicità dei cattivi scrittori e dei plagiarj, i quali non cambierebbero certo i loro trionfi con quelli degli Alessandri, o degli Scipioni. Ma questi dotti ch’io vedo ridere così di buon cuore, e prendersi giuoco dell’altrui pazzia, crederebbero forse di non avermi anche essi qualche obbligazione? Se ciò

  1. Alceo di Mitilene, uno de’ più gran poeti lirici dell’antichità, nemico giurato di Pittaeo, di Periandro e di altri tiranni, ed autore di quella specie di versi graziosi, che noi chiamiamo Alcaici.
  2. Callimaco, celebre poeta greco nativo di Cirene, passava, secondo Quintiliano, per il principe de’ poeti elegiaci presso i Greci. Catullo lo ha imitato. Egli soleva dire, che un gran libro è un gran male.