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Perchè vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? Perchè, in una società dove tutti, volontariamente o involontariamente, v’opprimono, dove l’esercizio di tutti i diritti che appartengono all’uomo vi è costantemente rapito, dove tutte le infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità è per gli uomini dell’altre classi, vi parlo io di sagrificio, e non di conquista, di virtù, di miglioramento morale, d’educazione, e non di ben essere materiale? È questione che debbo mettere in chiaro prima d’andare innanzi, perchè in questo appunto sta la differenza tra la nostra scuola e molt’altre che vanno predicando oggi in Europa; poi, perchè questa è dimanda che sorge facilmente nell’anima irritata dell’operaio che soffre.

Siamo poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di libertà, di felicità. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il Dovere ai nostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine, fanno monopolio dei beni che spettano a tutti. A noi, parlate di diritti: parlate dei modi di rivendicarceli; parlale della nostra potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete allora di doveri e di sagrifizio. Così dicono molti fra’ nostri operai, e seguono dottrine ed associazioni corrispondenti al loro desiderio; non dimenticando che una sola cosa, ed è: che il linguaggio invocato da essi s’è tenuto da cinquanta anni in poi senz’aver fruttato un menomo che di miglioramento materiale alla condizione degli operai.