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Comuni1 — il valore rappresentato dalle successioni collaterali, che al di là del quarto grado dovrebbero ricader nello Stato — ed altri, ch’è inutile enumerare. Ponete che di tutto questo immenso cumulo di ricchezze si formi un Fondo Nazionale, consecrato al progresso intellettuale ed economico di tutto quanto il paese. Perchè una parte considerevole di quel fondo non si trasformerebbe, colle precauzioni richieste a impedirne lo sperpero, in un fondo di credito da distribuirsi, con un interesse dell’uno e mezzo o del due per cento, alle associazioni volontarie operaie, costituite sulle norme indicate più sopra e che porgerebbero sicurezza di moralità e di capacità? Quel capitale dovrebb’esser sacro al lavoro dell’avvenire e non d’una sola generazione. Ma la vasta scala delle operazioni assicurerebbe compenso alle perdite di tempo in tempo inevitabili.

La distribuzione di quel credito dovrebbe farsi non dal Governo nè da un Banco Nazionale Centrale; ma, invigilante il Potere Nazionale, da Banchi locali amministrati da Consigli Comunali elettivi.

Senza sottrarre alla ricchezza attuale delle varie classi, senza attribuire a una sola il ricavato dei tributi che chiesti a tutti i cittadini deve erogarsi a benefizio di tutti, l’insieme degli atti qui suggeriti, diffondendo il credito per ogni dove, accrescendo e migliorando la produzione, costringendo l’interesse del

  1. Quelle proprietà appartengono legalmente ai comuni, moralmente ai bisognosi del Comune. Non si tratta di rapirle ai Comuni, ma di consacrarle ai poveri d’ogni Comune, facendo d’esse sotto l’alta direzione dei Consigli elettivi Comunali, il capitale inalienabile delle Associazioni agricole.