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capitolo xxxiii. 359

avrebbe detta se si fosse trattenuto un secolo intiero con lei. Si avvide allora che tutto era finzione e menzogna quanto l’amico gli avea fatto credere delle risposte di Camilla, e per assicurarsene uscì dell’appartamento, e chiamando a parte Lotario gli domandò che c’era di nuovo, e di che umore se ne stava Camilla. Rispose Lotario che non voleva spingere oltre l’affare, giacchè rispondea sì sdegnosa e con asprezza sì grande che più non gli dava il cuore di soggiungerle una sola parola. — Ah, disse Anselmo, ah Lotario, Lotario, quanto male corrispondi al tuo dovere ed alla mia confidenza! Io ti sono stato guardando finora pel pertugio di questa serratura, e mi assicurai che tu non dicesti parola a Camilla; ciò che mi prova che le hai da dire ancora la prima. Ora se così va la faccenda, nè va altrimenti poichè tu m’inganni, perchè vuoi togliermi artifiziosamente la via di conseguire il mio intento?„ Altro non disse Anselmo: ma questo bastò per lasciare confuso e sdegnato Lotario; il quale, come punto nell’onore per essere stato scoperto menzognero, giurò ad Anselmo che da quel momento in poi si toglieva a proprio carico il soddisfarlo, e non mentirgli, come vedrebbe in effetto se gli tenesse l’occhio sopra a suo talento: e tanto più quanto che non sarebbe stato necessario di usare veruna diligenza, perchè il partito da lui preso per soddisfarlo tolto gli avrebbe qualunque sospetto. Anselmo gli diè credenza, e per offrirgli opportunità più certa e meno paurosa, stabilì di allontanarsi di casa per otto giorni, recandosi da un suo amico in una villa poco lontano dalla città, da cui finse di essere mandato a chiamare con estrema premura per iscusare con Camilla la sua partenza. Disgraziato e imprudente Anselmo! e che t’accingi a fare? che vai tu cercando? quali ordini da te si danno? Guarda che operi contro te medesimo cercando il tuo disonore e volendo la tua perdizione. Buona è la tua sposa Camilla, tu godi tranquillamente del merito suo, nessuno te ne turba il possedimento, le brame di lei si confinano alle pareti domestiche, tu sei il suo cielo in terra, l’unico suo desiderio, il compimento delle sue brame e la misura della sua volontà uniformata colla tua interamente e con quella del cielo: ora se la miniera del suo onore, della sua bellezza, della onestà e della ritiratezza ti fornisce senza veruna tua fatica quante ricchezze mai puoi bramare, perchè vuoi tu scavar oltre nelle viscere della terra, e cercare nuove vene e nuovo tesoro non più veduto mettendo ogni cosa in pericolo? Perchè non pensi piuttosto che a chi cerca l’impossibile è spesse volte e con ragione negato anche il possibile. Però un poeta diceva: Io vo cercando nella morte la vita, nella malattia la sanità, nella prigione la libertà, nella chiusura l’uscita, nel traditore la lealtà: ma l’av-