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capitolo xxx. 319

vura sì nella narrazione come nel farla sì breve, e nell’averla configurata sul modello dei libri di cavalleria. E la giovine rispose che molti di quei libri avea letti per passatempo, ma che ignorava del tutto dove fossero le province ed i porti di mare, e che perciò avea detto a capriccio di essere sbarcata in Ossuna. — Me ne accorsi, replicò il curato, e perciò entrando a parlare per voi tutto ho aggiustato. Ma non è ella strana cosa a vedere quanto facilmente questo sventurato cittadino si beve tutte queste invenzioni e menzogne, solo perchè vestono lo stile e la somiglianza delle scempiaggini contenute ne’ libri suoi? — Sì, disse Cardenio; è cosa tanto singolare che volendo inventarla non so quale ingegno sarebbe sì acuto da trovare ed ordire così bene tante singolarità. — V’ha anche di più, disse il curato; che dalle semplicità in fuori dette da questo buon cittadino nelle materie della sua pazzia, negli altri propositi la discorre con sodi ragionamenti, e mostra di avere un intendimento chiaro e a portata di tutti, di maniera che se non gli toccano le sue cavallerie non vi sarà chi nol tenga per uomo sensato perfettamente„.

Intanto che andavano trattenendosi in siffatti discorsi, proseguì don Chisciotte i suoi, e disse a Sancio: — Lasciamo, amico Panza, ogni risentimento fra noi, e rappacifichiamoci, e dimmi ora senza amarezza o rancore di sorta alcuna: dove e come trovasti tu Dulcinea? che faceva? che le hai detto? che ti ha