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capitolo xxviii. 291

informandomi nel tempo stesso di ciò ch’era accaduto nel maritaggio di lei: cosa tanto pubblica nella città che in ogni circolo se ne parlava. Soggiunse che la notte in cui Fernando si fece sposo a Lucinda dopo aver ella pronunziato il di essere sua sposa, era caduta in uno svenimento, e che essendole dallo sposo medesimo slacciate le vesti sul petto perchè rinvenisse, vi trovò un carta scritta da lei stessa in cui dichiarava di non poter essergli sposa per aver già sposato Cardenio. Seppi che questo Cardenio era uno de’ principali cavalieri della città, e che Lucinda pronunziò soltanto quel per non mancare di obbedienza ai suoi genitori. In fatti si disse che da quel biglietto appariva la risoluzione di lei di darsi la morte dopo le cerimonie degli sponsali, per certi motivi ch’essa allegava; aggiungendosi che la conferma di quanto avea scritto si ebbe nel ritrovarle ascoso fra le vesti un pugnale. Le quali cose tutte udite da don Fernando, furon cagione che parendogli di essere stato deriso e sprezzato dalla giovine, si scagliasse egli medesimo contro di lei con quel pugnale prima ancora che rinvenisse; e l’avrebbe ferita se i genitori e gli altri circostanti non lo avessero trattenuto. Si disse ancora che don Fernando si tolse di là immantinenti, e che Lucinda non si risentì sino al giorno seguente, rendendo allora consapevoli gli autori della sua vita di essere realmente sposa di quel Cardenio da me nominato poc’anzi. Seppi in oltre che questo Cadenio, secondo che si diceva, fu presente al maritaggio di lei con don Fernando, e che vedendola sposata (ciò che non avrebbe mai creduto), fuggì disperatamente dalla città, lasciando una lettera in cui dichiarava il torto fattogli da Lucinda e la sua determi-