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capitolo xxii. 207


ritornarvi, perchè potrò ivi a mio grand’agio terminare il mio libro a cui restano molte cose da aggiungere, e nelle galere di Spagna v’è più ozio ancora di quello che occorra; benchè io non abbisogni di gran tempo per iscriverlo, perchè ho già pronta nella memoria ogni cosa. — Tu m’hai l’aria d’uomo d’ingegno, disse don Chisciotte. — E disgraziato, soggiunse Gines; perchè le sventure perseguitano sempre gl’ingegni. — Perseguitano i furfanti, soggiunse il commissario. — Le ripeto, signor commissario, riprese Passamonte, ch’ella tenga più la lingua a sè, perchè non le fu dato questo comando a fine ch’ella maltrattasse noi poveretti, bensì per guidarci e condurci dove sua maestà comanda; che se no corpo di... Ma basta; potrebbe venire un giorno in cui le macchie, come suol dirsi, andassero al bucato: però ognuno stia cheto, viva bene, parli con giudizio, e andiamo al nostro viaggio che la cosa comincia a putire„. Il commissario alzò il bastone per battere Passamonte in risposta delle sue minacce; ma don Chisciotte si frammise, pregandolo che nol maltrattasse, perchè era piuttosto da ammirare che un uomo con le mani legate a quel modo tenesse sciolta sì bene la lingua; e volgendosi a tutti gl’incatenati disse: — Da quanto mi avete fatto sapere, fratelli carissimi, sono venuto a conoscere chiaramente che quantunque vi abbiano castigati per le vostre colpe, voi però non andate volentieri a soffirire il castigo, anzi di molto mal animo e contro il vostro deciso volere; e forse è vero altresì che l’uno per essersi perduto d’animo nella tortura, l’altro per non avere avuto danaro, e quale per poco favore, quale per poco senno dei giudici, e tutti insomma per non avere potuto far valere le vostre ragioni siete ora condotti a patire contro giustizia. Tutto ciò mi si affaccia in modo, che mi dice, mi persuade e mi sforza a mostrarvi il fine per cui il cielo mi ha messo al mondo, e mi fece professare l’ordine di cavalleria che esercito, ed il voto che ho fatto di soccorrere i bisognosi e di sollevare gli oppressi contro i prepotenti. Ma perchè la prudenza insegna di non adoperare la forza dove le buone maniere potrebbero conseguire lo stesso effetto, voglio prima pregare queste signore guardie e il signor commissario che si compiacciano di sciogliervi da que’ ceppi e lasciarvi andare alla buona ventura, chè non mancherà al re di trovare chi lo serva in migliori occasioni, sembrandomi assai mal fatto porre in ischiavitù quelli che furono fatti liberi da Dio e dalla natura„. Vôlto poscia alle guardie, proseguì di tal guisa: — Si aggiunge, signore guardie, che nulla hanno commesso queste povere genti contro di voi; lasciate dunque che ciascuno se ne vada col suo peccato, chè Dio nel cielo non obblia nè la punizione dei delinquenti nè il premio dei