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capitolo xxi. 195


Ordinerà il re che si cimentino gli astanti tutti, ma nessuno vi riuscirà ad eccezione dell’ospite cavaliere con grande accrescimento della sua fama, di che sarà giojosissima la infanta, e si terrà per contenta e compensata anche soverchiamente di aver posti e collocati i suoi pensieri in sì alta parte. Il meglio si è poi che questo re, o principe, o quello che e’ si sarà, troverassi impegnato in un’accanita guerra con un altro potente suo pari, e l’ospite cavaliere, dopo alcuni giorni di dimora in quella corte, gli domanderà licenza di poterlo in quella servire. Il re con molta affabilità gliene darà il consenso, ed il cavaliere gli bacerà la mano in pegno di gratitudine pel ricevuto favore. Poi la notte medesima egli prenderà commiato dall’infanta sua donna attraverso all’inferriata di una finestra della stanza di lei che riesce nel giardino: per la quale già più volte le avrà parlato, essendo di tutto mezzana e consapevole la cameriera di cui l’infanta intieramente si fida. Sospirerà il cavaliero; essa ne verrà meno; la cameriera le apporterà dell’acqua, molto affliggendosi, perchè sorge oramai il mattino, e non vorrebbe per l’onore della sua signora che la cosa si discoprisse. Finalmente la giovine principessa ritornata in sè, stenderà per l’inferriata le sue candide mani al cavaliero, il quale le bacierà mille e mille volte e le bagnerà di lagrime. Quindi comporranno fra loro due come possano farsi sapere i buoni o cattivi successi, e l’infanta lo pregherà di affrettare possibilmente il ritorno, ed egli lo prometterà con molti